FAQ Sviluppo sostenibile
Le risposte ai quesiti più ricorrenti a proposito di: Sviluppo sostenibile
Cosa significa sviluppo sostenibile?
Nella definizione ufficiale, espressa nel 1987 dal Rapporto Brundtland, "lo sviluppo sostenibile soddisfa le necessità
delle attuali generazioni, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie".
Nel 1992 l'ONU ribadisce: "Per sviluppo sostenibile si intende un miglioramento della qualità della vita, senza
eccedere le capacità di carico degli ecosistemi alla base". Il concetto di sviluppo sostenibile si fonda
sull'integrazione di dieci componenti: ambiente, economia, socio-cultura (dimensioni dello sviluppo), equità
sociale, equità interlocale, o intragenerazionale, equità intertemporale o intergenerazionale (dimensioni
di equità), diversità, sussidiarietà, partnership e networking, partecipazione (principi di sistema).
Come tradurre in pratica lo sviluppo sostenibile?
I più recenti orientamenti condivisi dalla comunità scientifica internazionale, mettono in luce un'esigenza
sempre più urgente di riscrivere i processi di produzione e di consumo per consentire uno sviluppo capace di durare
nel tempo (anche per le generazioni future) e diffuso (equo per il Nord e il Sud del mondo). La sostenibilità
incoraggia l'uso efficiente delle risorse, fornisce soluzioni efficienti per il controllo dei costi, offre libertà
di scelta, stimola la concorrenza, spinge l'innovazione, sviluppa la creatività individuale, promuove trasparenza
di informazione, aiuta la creazione di valore diffuso, apre nuove opportunità per migliorare la qualità della vita.
Mettere in pratica la sostenibilità significa abbracciare una serie di comportamenti e di buone pratiche nella quotidianità
della vita di tutti i giorni. Risparmio idrico ed efficienza energetica, raccolta differenziata e mobilità responsabile sono
solo alcuni degli aspetti che rispondono alle esigenze della sostenibilità.
Qual'è lo scenario attuale dell'energia in Europa?
Attualmente i combustibili fossili rappresentano il 79% del consumo europeo di energia, il 15% è costituito da energia
nucleare e solo il 6% dell'energia europea deriva da fonti rinnovabili. Dato l'attuale clima di incertezza riguardo i
combustibili fossili, sta crescendo in Europa la richiesta di investimenti in nuove fonti di energia.
Quali sono le fonti fossili e quali le rinnovabili?
Ai sensi dell'articolo 2, comma 1 del D.lgs. n. 387 del 29 dicembre 2003, per fonti rinnovabili si intendono "le fonti
energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse,
gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende la parte
biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e
dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".
Sono fonti convenzionali e non rinnovabili il carbone, il petrolio grezzo e il gas naturale.